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E’ di scena l’onirico…

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Articolo di Manuela D’Aguanno sulla mostra “Sogno quindi Sono” – Macthnews.it

Al granaio di Santa Prassede è di scena l’onirico: “Sogno quindi sono. Il sogno come luogo di costruzione del sé”.

Fino al 31 ottobre 2015 Scritto da Manuela D’Aguanno Pubblicato: 15 Settembre 2015 Roma

E’ stato un viaggio affascinante quello che quasi per caso mi sono ritrovata a fare. Quasi fossi una novella Dante accompagnata dal suo Virgilio. Ma non stavamo all’Inferno, bensì in un originalissimo hotel, al centro di Roma, che più che un albergo è in realtà una sorta di galleria d’arte contemporanea. Gli ambienti sono particolari anche nella forma, a partire dalla scala elicoidale attraverso la quale Maria Cristina Eidel, curatrice della mostra, mi fa strada. E c’è davvero motivo di fermarsi ad ogni passo per comprendere appieno le opere d’arte (in alcuni casi riprodotte su pannelli) di cui ogni superficie, dalle pareti al pavimento, fino ad arrivare al soffitto, è pregna. La Eidel, che ha partecipato in prima persona anche in qualità di artista, mi spiega, e lo fa con sincera passione, le linee guida del percorso espositivo. “Sogno quindi sono. Il sogno come luogo di costruzione del sé” è il titolo della mostra.

Il rimando a Cartesio è decisamente evidente, ma con un messaggio che è in qualche modo ribaltato. Il sogno inteso come ‘un altro possibile’, come ‘progettualità’ in continua evoluzione – dice la Eidel – come luogo di rimescolamento delle carte. Uno spazio ‘altro’ dunque in cui creare nuovi mondi, nuove realtà altrettanto tangibili. E proprio questo è ciò che gli artisti sono stati chiamati a raccontare attraverso le loro creazioni. Bellissime le sculture dell’artista pugliese Antonio Petronzi, il quale elabora le sue opere in legno assecondandone linee e ‘vuoti’, e quelle potenti e colorate della scultrice bolognese Giovanna Basile. Accanto a queste, solo per citare alcuni nomi fra tanti, le opere del pittore Francesco Astiaso, le tele di Angela Bonavita e le creazioni grafico-pittoriche di Alessandro Arrigo. E poi ancora le elaborazioni concettuali di Simona Maria Conca e Sara Sardiello, rispettivamente drammaterapista e video-foto terapista, fondatrici di un’ interessante Associazione di Promozione Sociale chiamata LuzAzul, creata per sostenere attività di integrazione e crescita personale con l’uso di mediatori artistici.

Il sogno dunque con i suoi numerosi volti, che in alcuni casi si fa anche ricordo, memoria, frammento di tempo ricomposto. Ed ecco allora comparire Vittoria, uno degli emblemi di questa mostra, il principale forse: la foto d’epoca di una giovane donna ritrovata per caso nei pressi di un cassonetto che, dopo un viaggio sconosciuto, giunge al Granaio come simbolo appunto del tempo e della memoria.  
Da lì, da quell’incontro fortuito con l’anonima effigiata, nasce il racconto di colei che l’ha trovato, l’autrice per l’infanzia Laura Muscarà, e, dietro ad esso, come fossero la scia di una cometa, il video di Sara Sardiello, l’idea di Sara De Santis di donarle nuova vita attraverso la voce e l’interpretazione artistica della fotografia, all’interno della mostra, della stessa Maria Cristina Eidel. In questo suggestivo percorso interartistico in cui le varie opere d’arte, pittura, scultura e fotografia, dialogano tra di loro in un continuo scambio di colori e forme, non poteva di certo mancare la musica.

Il visitatore viene infatti accompagnato dalle suggestive note di Alessandro Quarta e Sara De Santis del vocal Group Quarta Dimensione con melodie fatte di percussioni e voci a cappella che contribuiscono a narrare il concetto sogno rendendo l’atmosfera onirica. La mostra si sviluppa lungo i vari piani dell’Antico Granaio e attraversa gli spazi vivi dell’albergo come la hall, la sala colazione e i corridoi delle stanze, rispondendo così appieno al suo peculiare carattere di albergo d’arte, tanto che alcune stanze (prive di ospiti ovviamente) sono parte integrante della mostra. Alcune pareti, sempre in virtù del legame col concetto del sogno in quanto memoria, ospitano ancora parte della precedente esposizione fotografica “Le ragioni dello sguardo e il fotografo fotografato” (19 dicembre 2014 – 30 aprile 2015), con immagini tratte, fra le altre, dall’ Archivio Fotografico Giuseppe Bruno.

La mostra “Sogno quindi sono. Il sogno come luogo di costruzione del sé” è prodotta dall’Atelier del Granaio in collaborazione con gli Amici del Granaio, Il Granaio Resort, Il Meglio della Puglia, Il Cenacolo dei Viaggiatori, Associazione Culturale Starthing, Caffè Galeotto, Rifugio Codefelici, Aringo Club, Vespertilia, Rivista di Cultura e Arte, Azienda Agricola San Lorenzo.

Una nota sul Caffè Galeotto: si tratta di un prodotto solidale realizzato da ragazzi detenuti nella torrefazione che si trova all’interno dell’Istituto Penitenziario di Rebibbia. La padrona di casa ce lo ha offerto ed è buonissimo!

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