“Fotografie per ricordare. Le ragioni dello sguardo e il fotografo fotografato”
Articolo di Laura Damiola pubblicato sulla Rivista Dazebao News

ROMA – I rintocchi delle campane di Santa Maria Maggiore, a due passi da noi ci accompagnano verso un luogo magico: il granaio di Santa Prassede.

Al suo posto sorgeva un Palazzo Cardinalizio, fiancheggiato da una torre mediavale, entrambi sono stati abbattuti nel 1848 e sostituiti dal granaio pontificio. Apriamo la porta davanti a noi una collezione di ricordi, memorie, scatti e istantanee. Siamo colti dall’intensità di un istante, dai volti, dalle scene di vita familiare e di vita sociale della Napoli di fine Ottocento e di molte altre città italiane, Firenze, Roma, Torino solo per citarne alcune. Sono più di 500, queste immagini di vita reale, testimoni silenziose di affetti, amori, presentati sui tre piani del palazzo, collegati da una bellissima cordata. Le travi, i soffitti a cassettoni, le porte e le finestre sono dell’epoca. Questo luogo di fascino ospita la Mostra Le ragioni dello sguardo e il fotografo fotografato prorogata almeno fino a metà Aprile.

Intervista a Maria Cristina Eidel curatrice della Mostra

Maria Cristina Eidel è il centro di questo luogo espositivo e l’anima della Mostra, è una studiosa attenta, che con sensibilitàha ha saputo scegliere nell’archivio fotografico Giuseppe Bruno, composto da oltre 6 mila immagini e da 700 stampe originali curatrice e descrittrice finissima dell’esposizione fotografica.

Le foto dell’archivio Bruno risalgono al periodo dal 1890 al 1920 Cosa racconta attraverso le fotografie Alberto Bruno?

Oltre a scene di vita familiare, Alberto Bruno racconta la società napoletana e italiana. Qui vediamo un quartiere di Napoli, foto di Roma, Firenze, Torino, Costiera amalfitana. Mi piace evidenziare che fotografo è anche flaneur, dal francese “colui che cammina”.

Baudelaire notò che quando diventi flaneur prendi residenza nella molteplicità, tutto ciò che ribolle, si muove è evanescente e infinito, non sei a casa in nessun luogo , ma ti senti a casa dovunque.
La mostra intende inoltre ripercorrere la storia della fotografia a partire dal 1889 anno della mitica kodak 1.

L’esposizione fotografica va oltre l’archivio Bruno ospita altri Fotografi ?

Leopoldo Ceccarelli, Manfred Eidel, Kostantinos Papaioannou, Carlo Di Giacomo, Alessandro Arrigo, Fabio Ruggieri e Marco Sances. Nel percorso espositivo si assiste a un confronto dialettico tra i vari fotografi.

Nel nostro viaggio fotografico incontriamo l’atelier, un luogo di culto dei fotografi ?

Abbiamo ricreato uno studio per la fotografia di posa, perchè era una consuetudine andare dal fotografo, inoltre c’erano libri che ti dicevano come posare. Possiamo vedere oggetti che sono ricorrenti nelle fotografie dell’epoca, ad es. per il borghese il copricapo e il bastone, la spada per un militare, per le donne copricapi con dei fiori.

La fotografia è incontro e sintesi tra scienza e arte, ma è anche mistero e potere…

Una foto racchiude in sé un aspetto misterioso, è un mezzo capace di riflettere il reale e di generare fantasie e illusioni. Inoltre la fotografia ha un grande potere, è l’eterno passato,congelato per sempre,la commozione, la testimonianza dell’essere stato, è l’individualità che esiste anche quando posso avere perso la memoria, la dannatio memoria delle foto, straccio la foto perchè non voglio più ricordare una persona.

Come si può cercare di comprendere la fotografia?

Per dirla alla Rudolf Arnheim per comprenderla, occorre guardarla come incontro tra la realtà fisica e la mente creativa dell’uomo e non semplicemente come riflesso di questa medesima realtà sulla mente, bensi come un terreno comune sul quale le due istanze formatrici, l’uomo e il mondo si incontrano come antagonisti e collaboratori con pari diritti ognuno con la possibilità di far valere le risorse che gli sono proprie.

Come è nata l’idea della mostra?

Le ragioni dello sguardo esprimono il desiderio di ridare dignità e importanza alla fotografia, non solo mezzo tecnico, ma anche un ricettore e creatore di conoscenza e espressione, difficile e complesso da comprendere.

La mostra ha un titolo doppio…

Il doppio titolo della mostra “le ragioni dello sguardo e il fotografo fotografato” che si propone di spostare l’attenzione sul mezzo fotografico e sulla capacità di narrativa e espressiva, c’è poi un secondo aspetto della narrazione raccontato dalla mostra “l’album di famiglia”. Il mezzo meccanico rende possibile qualche cosa che l’uomo da sè non può fare: fissare un’immagine per poterla rivedere e condividere con altri anche attraverso il racconto. Molte fotografie hanno un valore estetico un punctum direbbe Roland Barthes che ci colpisce e ci ferisce, cioè il proprio punto di vista. Ognuno coglie di ogni foto aspetti diversi, l’arte le cose belle hanno diversi piani di lettura.

Tra le foto c’è l’Album anche della tua famiglia?

Mio padre è uno dei fotografi dell’esposizione , gli devo tanto, qui nel primo tratto ci sono fotografie di papà degli anni 60 in Alsazia, amo in particolare questa, che rappresenta una camminata. In questa foto vediamo Marion l’amica di collegio della mia bisnonna. Da parte di madre ho trovato poche foto invece da parte di mio padre c’è una struttura narrante ma molte foto sono andate perse durante la guerra.

Alessandro Arrigo: La trasparenza del fantasma

Al primo piano del Granaio incontriamo Alessandro Arrigo grafico illustratore, art director, espone foto tratte dal racconto “La trasparenza del fantasma”.

Cosa rappresenta per Lei la fotografia?

La fotografia che realizzo quasi pittorica è legato all’emotività trasparenza di un fantasna nella mia visione non c’è una fine ma un legarsi a quello che verrà si unisce ome un album di famiglia uso la fotografia per realizzare fotografie che mi servono come storyboard per creare brevi racconti.

La prossima Mostra che prenderà il posto di questa che stiamo visitando avrà come tema il sogno: “Sogno quindi sono” si svolgerà da maggio a settembre ce ne parla?

Sogno quindi sono, una Mostra che intende sottolineare l’importanza del sogno nell’esistenza di ognuno di noi, la vita è l’ordinario e la confusione. Il sogno ti permette di vedere e ricomporre come in un puzzle momenti della tua vita. Il sogno è un recupero di dimensione esistenziale, il sogno è luogo delle visioni e comunicazione con la vita il mondo ideale dove può succedere tutto, il sogno scombina tutto.


Incontri culturali al Granaio di Santa Prassede

Il granaio di Santa Prassede è anche un resort e un luogo di confronto artistico aperti al pubblico e di incontri culturali e culinari legati al tema della serata, tra gli ultimi ricordiamo la serata rinascimentale con il concerto molto suggestivo di Katia Cartaci, nota anche come arpista del papa, assaggi di cucina rinascimentale, il racconto delle abitudini dell’epoca, con letture tratte dall’Orlando Furioso della storica d’arte Angela Rosa Mussuto e la serata evento Il Simposio: Luogo di incontro e di pensiero. La tradizione greca tra immagine filosofica e realtà e “Luce Oscurità”  il mito della caverna di Platone. Durante la serata la lettura dalla voce dell’attrice Sara De Santis dell’ Odissea e del Simposio di Platone, accompagnati da un percorso sensoriale di gusti della cucina greca antica, il pollo al melograno, la feta con olive, involtini in foglia di vite.

Nel corso del Simposio, approfondimenti e citazioni in greco antico del giornalista greco Kostantinos Papaioannou, che ci ha trascinati nel mondo di Socrate e Platone. Kostantinos Papaioannou è anche fotografo della mostra e con eccellenti e commoventi scatti ci ha fatto riflettere sul tragico periodo della guerra del Kosovo, cogliendo momenti non di morte e dolore, ma di vita quotidiana, riuscendo sempre in ogni sua foto a catturare lo sguardo che scopre l’anima e lasciando nella mente e nel cuore di chi le guarda una traccia indelebile.