Fedele all’idea, che uno spazio di comunicazione culturale sia anche un luogo di interazione sociale, la bi personale Anagrammi di Cristina Eidel e Kostas Papaioannou a cura di Oriana Picciolini organizzata nell’ambito del “Mese della Fotografia a Roma”, ospiterà per tutta la durata dell’esposizione il Caffè Galeotto. La mostra verrà inaugurata sabato 23 marzo all’Hotel Re Testa di Testaccio, via Beniamino Franklin 4 e sarà visibile al pubblico fino a domenica 31 marzo incluso.

Il Caffè Galeotto è un eccellente prodotto solidale lavorato e confezionato nella torrefazione situata all’interno dell’Istituto Penitenziario Rebibbia Nuovo Complesso di Roma, da persone prive di libertà.

I ragazzi che lavorano nello stabilimento grazie al progetto promosso dalla Pantacoop, una Cooperativa sociale NO PROFIT, hanno avuto l’opportunità di frequentare corsi di formazione tenuti da esperti del settore, allo scopo di trasmettergli una professione spendibile al momento del reinserimento nella società civile. Il desiderio di offrire una concreta formazione lavorativa, a chi si troverà ad affrontare uno dei problemi più frequenti, la difficoltà di occupazione, fa si che il processo di produzione del Caffè Galeotto sia ancora completamente artigianale.  Il crudo viene esaminato e processato manualmente a differenza di altre torrefazioni che affidano tutto il lavoro alle macchine.

Il sodalizio dell’Atelier del Granaio con Caffè Galeotto inizia nel 2015. Da allora il progetto è stato presente a molte iniziative promosse dall’Atelier, per dare voce a chi tenta di offrire concrete soluzioni alle problematiche di re-inserimento sociale e creare un eccellente prodotto solidale e artigianale.

It’s coffee o’clock! L’ABC di un buon espresso italiano prodotto artigianalmente.

Caffè Galeotto non è solo un prodotto solidale, lavorato e confezionato nella torrefazione situata all’interno dell’Istituto Penitenziario Rebibbia di Roma. Il caffè è processato manualmente a differenza delle torrefazioni industriali che si affidano alle macchine.

La differenza si palesa nei dettagli e inizia con l’esame sacco per sacco dei caffè crudi per individuarne eventuali difetti. Manuale è anche la selezione della miscela, primo passo importante per determinare il grado di qualità, siano chicchi di caffè Robusta che di caffè Arabica. La miscelatura è un’arte perché deve fondere in un’insieme armonico caffè di origini diverse con le loro specifiche note aromatiche. Un particolare accorgimento sta nel realizzare la miscela prima e non dopo la tostatura, un procedimento più complesso, ma l’unico che da al caffè un gusto equilibrato e costante nel tempo.
La tostatura artigianale dei chicchi, secondo passo decisivo, ha tempi lunghi, circa 20 minuti, dato che lavora con temperature più basse, mentre le torrefazioni “industriali”, abbreviano il processo con temperature molto più elevate. La verifica della tostatura, dei tempi e dei colori avviene sempre manualmente. Tempi lunghi sono richiesti anche per i passi successivi. Il caffè viene lasciato riposare per tre giorni prima di procedere alla macinazione. Una volta macinato, viene fatto riposare per altri giorni, prima di iniziare ad imbustarlo, tempi abbreviati, invece, dagli apposti macchinari nella produzione industriale.

L’ABC di un buon Caffè: passione, professionalità e tanto, tanto tempo …..

foto Cristina Eidel per l’Atelier del Granaio