Daniele D’Amico è nato a Roma dove vive ed opera. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma seguendo i corsi di Sandro Trotti e Sergio Lombardo. Nell’ambiente romano ha modo di conoscere e frequentare Ugo Attardi, che non poco influenza le sue ricerche pittoriche. Dal 1996 ha iniziato ad esporre presso l’Ass.Cult. “LaGuida” di Roma; successivamente ha allestito mostre personali in Italia e partecipato a selezionate rassegne collettive all’estero.

Segnalazioni e recensioni critiche sono apparse su: City, Il Corriere Adriatico, Il Corriere Laziale, Il Giornale, Il Messaggero, Il Tempo, Image, La Repubblica, La Sponda, Latina Oggi, Leggo, Metro, Paese Sera, Roma C’è, Segni d’arte, ed altri.

Della sua pittura hanno scritto e parlato: Mario Ursino, Sibilla Panerai, Miriam Castelnuovo, Mauro De Giosa, Nicolina Bianchi, Marzia Allegrini, Caterina Manca di Villahermosa, Tiziana Todi, Sandro Trotti, Ugo Attardi, ed altri.

Per i suoi quadri Daniele D’Amico usa prevalentemente acrilico su tela.
Non sono solo le ambientazioni ben precise a catturare l’osservatore, bensì pochi singoli elementi. Il linguaggio è semplice ed essenziale. Un sottile smalto di forme, linee geometriche, rigorosamente in grigio e nero fa da contrappunto alle superfici colorate.  L’atmosfera metropolitana fatta di perpetua frenesia e accompagnata da un’ incessante rumore, scorre davanti ai nostri occhi al rallentatore e diventa improvvisamente visibile, palpabile e udibile. Ogni tela rappresenta uno spazio ben identificabili eppure dal carattere delicatamente onirico, effetto dalla sovrapposizione di sagome monocrome. Il reticolato di metafore sensoriali – arredi, oggetti musicali, architetture urbane, persone senza volto, in differenti ruoli, atteggiamenti, momenti – si vedono trasformate in icone della modernità. Un semplice rebus scandito ritmicamente da linee curve e forme dai colori squillanti. Come da un sogno emerge l’immagine archetipo della nostra fantasia metropolitana: il suo ventre molle e diffuso, immobile e amorfo, eppure pulsante di vita. Una vita così familiare alla nostra memoria da potersi abbandonare al suo ritmo acustico. Daniele D’Amico  attua inconsapevolmente la corrispondenza tra i sette colori primari e le note musicali già teorizzata da Newton e storicamente consolidata nel rapporto di amicizia tra il musicista Schonberg e Kandinsky.
Sono proprio i colori, distribuiti con parsimonia, le note che compongono la musicalità  dei quadri di Daniele D’Amico. La proporzione di linea e forma cattura le immagini e le relaziona, stemperando i più violenti contrasti: spazi abitati e disabitati, ombre e luce, silenzio e rumore, ozio e attività. Una ragnatela che smussa gli angoli e imprigiona la frenesia nel lento fluire onnivoro del tempo.