Vedere un mondo in un granello di sabbia e un paradiso in un fiore selvatico, tenere l’infinito nel palmo della mano e l’eternità in un’ora.

William Blake

La poetica del silenzio.

Il silenzio esiste in relazione al suono su cui prende forma. Silenzio e parola, vuoto e immagine sono concetti correlati e inseparabili. Il silenzio non può che essere intervallo: ci sono sempre dei rumori che emergono, da quelli interni a quelli esterni, fino al limite estremo del battito cardiaco. Il silenzio ha bisogno di un’interruzione per essere “sentito”, lo spazio del vuoto per manifestarsi, l’essere del nulla per essere pensato. Non esiste un silenzio astratto, un nulla assoluto, almeno a livello tangibile e come condizione iniziale. Ogni significato si ritaglia progressivamente una realtà. L’immagine minimalista, così intesa, si manifesta in un’intermezzo, che separa e unisce le parti, come lo spazio vuoto posto “tra” un “vallo” e un altro di una palizzata. La soglia, punto focale della transizione, in questo senso, è per definizione un luogo di mediazione Il carattere è composto di due elementi, uno interno, e uno esterno che lo include. Questo spazio intermedio e sospeso si rivela capace di generare una serie di significati in cui si annullano le dicotomie apparenti.  Paradosso e misticismo, il dicibile e l’ineffabile, il deduttivo e l’intuitivo si incontrano. L’arte nella sua “incompiutezza” allusiva, in questa prospettiva, è in se stessa una prassi sensibile, vissuta come una una stanza in cui si abita. Il silenzio così inteso rappresenta la soglia del non-visibile, che sfugge alla parola, dei discorsi che si risolvono nell’intuizione, una tensione nella quale il silenzio coincide con l’essenziale, senza mai poterlo compiutamente raggiungere.

Cristina Eidel