Alla mostra “Sogno, quindi sono 2.0” tornano le immagini di Fabio Ruggeri, fotografo romano. La sua attenzione per le tematiche dell’emarginazione ci regala il ciclo “L’invisibile”.

Sono sotto i nostri occhi, ma non gli vediamo. Talvolta viene da pensare se quelle vite al margine, al confine non si perdano al di là del concreto disagio, in un labirinto tra incubo e sogno. E’ ll’occhio dell’altro che tesse assieme al nostro raconto la trama della nostra vita e realtà. Se non siamo visti, ascoltati, siamo? L’albero è caduto, se nessuno lo ha sentito o visto cadere?

L’immagine riportata è stata scattata sotto il Granaio di Santa Prassede.

Dal 2003 al 2008 ha collaborato come volontario con organizzazioni umanitarie a sostegno delle popolazioni povere in Albania e in Africa. Attraverso le immagini e, in particolare, i ritratti, la sua fotografia racconta il disagio sociale, la povertà e la miseria che uomini, donne e bambini sono costretti a vivere ogni giorno. Ha realizzato dei reportage allo scopo di raccogliere fondi e sensibilizzare l’opinione pubblica a tale problematica.

Si è depositata lentamente
come polvere
quella lieve indifferenza
ha imbiancato cuori e mente
paura degli altri.
Qualcuno cade
qualcuno uccide, oppure urla;
ma né grida altissime
né voci strozzate, scuotono.
Abituati a scansare contatti
non guardiamo
e non commuovono i nuovi lebbrosi.
Noi, persi tra la bolletta telefonica
e pianti isterici di un grande fratello,
guardiamo affascinati, increduli
un cane che lecca le ferite
al suo compagno.