Dal 16 Aprile 2019 al 02 Giugno 2019
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

Per la prima volta una grande mostra rivela nella sua completezza il talento di uno degli autori più importanti del fotogiornalismo italiano ed europeo, grazie all’acquisizione da parte dell’Archivio Storico dell’Istituto Luce dell’intero archivio del fotografo oggi scomparso (60.000 negativi e 40.000 diapositive, oltre a un gran numero di stampe vintage, appunti e provini).

Cosmopolita per scelta, fotoreporter indipendente tra i primi a varcare la cortina di ferro e a raccontarla al mondo occidentale, la mostra vuole mettere in luce quella tenace e responsabile volontà di documentare che ha caratterizzato la produzione di un reporter al quale poco interessavano gli eventi con la e maiuscola e meno ancora la miseria o le guerre, soggetto privilegiato dei reporter di ieri e di oggi.

Caio Mario Garrubba (Napoli, 1923 – Spoleto, 2015) legato a quella cultura di sinistra che vide nell’Unione sovietica e nei paesi del socialismo reale una promessa e una speranza, seppe fotografare questa realtà sempre con un occhio disincantato, ma costantemente partecipe delle persone e del fattore umano. Da qui una fotografia che non è testimonianza oculare della Storia di un secolo, ma dell’umanità e della vitalità che l’hanno mossa. A partire da un viaggio nel ’53 nella Spagna franchista, il percorso fotografico di Garrubba – e della mostra – ci porta nella religiosa Polonia comunista(dove incontra quella che diventerà la sua amatissima compagna, Alla Folomietova), nella Cina“lontana” (famoso è il suo scatto di Chruščëv ritratto di spalle accanto a Mao Zedong) e nella fredda e cupa Unione Sovietica post-staliniana. Ma anche a Napoli e nella terra d’origine dei suoi genitori, la Calabria, nonché in Brasile, a Thaiti, negli Stati Uniti, e in Francia, dove incontrò Henri Cartier-Bresson, il più noto estimatore del suo lavoro, con il quale condivideva non solo l’amore per la Leica – la fotocamera “storica” del reportage internazionale – ma anche quello per l’arte, fondamento di un'”educazione visiva” che lo accompagnerà in ogni suo scatto.

LONTANOmostra in un percorso espositivo fluido, internamente ritmato, in 100 splendidi scatti prevalentemente in bianco e nero con una preziosa, sorprendente appendice dedicata al colore, i tanti altrove di questo viaggiatore partecipe. Le foto portano nel titolo questo semplice passaporto, ‘Mosca 1957’, ‘Cina 1959’, ‘Berlino 1961’ (lo scatto ammutolito di un uomo dietro il Muro che si sta costruendo), ‘Cecoslovacchia anni sessanta’ (un ottovolante che dice con poetica evidenza quanto sta per scoppiare politicamente nel paese) e così viaggiando con gli occhi. Il campo di Garrubba è la vita vera còlta di sorpresa, non posata. Ci sono fiere paesane, molti bellissimi balli, ci sono baci. Ci sono pose rubate, ed è lì che il fotografo coglie lo spirito di una vita, e di un’epoca. Può essere la mano su un cappello, un profilo distratto, le spalle ad altezza di fondoschiena di Mao e Chruščëv (una foto, come nota il curatore Enrico Menduni, da cacciata immediata per un ‘fotografo del comunismo’), il sorriso appannato di John Kennedy o la noia sorniona di Nixon accanto a JFK; l’espressione importunata del dittatore polacco Jaruzelski. Uno sguardo di uomo freddo ma vivo davanti al mausoleo di Stalin. I bambini ipnotici di Ulan Bator, l’abbraccio di due vecchi compagni napoletani. Sono momenti in cui tutti, gente comune e uomini di potere non comune, si trova in libertà. Còlta di sorpresa, con la divisa della propria rappresentanza a riposo. Sono donne e uomini liberi e distratti, e Garrubba in questo disimpegno ne rivela semplicemente, e con il riserbo del maestro, l’animo.

La mostra ci restituisce così un atlante, di ‘anni interessanti’ quelli dai ’50 ai ’70, dall’Europa all’Asia a New York, in un tempo disseminato di muri che si alzavano (Berlino, la Cortina di ferro, la Guerra Fredda), di mondi in conflitto (la Russia comunista e gli Stati Uniti), di tradizioni gelose e chiuse (la Cina, il Tibet, le Chiese d’Italia, di Polonia, dei monasteri buddhisti; la chiesa del comunismo; la stessa Napoli dei vicoli). Stupisce quanto quello sia il nostromondo di oggi. E stupisce quanto queste latitudini così diverse si rassomiglino, e tutti i soggetti di Garrubba, sprofondati nel vortice della Storia di un secolo di divisioni, violenza, guerre, siano tutti così profondamente umani.

Allora si capisce quanto questo uomo profondamente napoletano e di mondo, abbia tessuto in oltre cinquant’anni di lavoro dietro la macchina, l’atlante fotografico di una geografia umana del Novecento. E come sottolinea il curatore Gabriele D’Autilia ‘Sono le personalità come Garrubba, capaci di attraversare i confini, sia quelli materiali che quelli mentali, ad averci insegnato ‘l’arte della fotografia’.

Il percorso di Lontanoè impreziosito dalla presenza di materiali originalidel ‘laboratorio’ di Garrubba, a cominciare dai provini originalitagliati, dei negativi, e una raccolta di pensieri dai testi e appuntidi Caio Mario sul mestiere del fotografo. Inoltre una raccolta di riviste internazionali, tra le più autorevoli, che negli anni hanno dedicato copertine e articoli al suo lavoro.

Chiude il percorso un documento toccantee molto significativo. Un corto documentario prodotto da Luce-Cinecittà, diretto e montato da Niccolò Palomba, con un’intervista a Alla Folomietova Garrubba, la moglie e collaboratrice fondamentale di una vita, scomparsa nel Gennaio di quest’anno, che al termine della mostra ci racconta il profilo umano, insieme a quello del fotografo, di Garrubba.

sito web: www.archivioluce.com