Michele Baruffetty nella mostra fotografica e di arte multimediale Anagrammi

Michele Baruffetty, Cristina Eidel, Kostas Papaioannou

ANAGRAMMI
Mostra Fotografica e di Arte Multimediale

a cura di Oriana Picciolini

mercoledì 21 novembre – lunedì 26 novembre 2018
ore 15.00-22.00
Opening: mercoledì 21 novembre ore 18,30

Domus Romana Via Delle Quattro Fontane 113 Roma

Transcodifica è la parola chiave del processo creativo di Michele Baruffetty. Prestata dal gergo informatico, la sua arte multimediale nasce dal desiderio di tradurre immagini in suoni e  suoni in immagini. Talvolta la conversione è addirittura letterale, con l’ausilio di un apposito software, altre volte è invece frutto della libera trasposizione musicale, delle sue emozioni visive ed emotive. L’elettronica per Michele Baruffetty è diventato il mezzo per rendere percettibile, ciò che non è immediatamente visibile.  L’opera in mostra, Medianica, è composta da tre filmati multimediali. Per scelta dell’artista, i video non vengono proiettati nella sala, il visitatore può accedervi attraverso un ascolto privato, il QrCode. Le cuffie e il telefono/tablet isolano lo spettatore nello spazio espositivo, e lo invitano a porsi su un altro piano.

Il trittico è stato proposto a giugno di quest’anno alla mostra “La bellezza che ferisce”, organizzata dalla Tag Factory a Roma, adattando la traccia in una riflessione sulla bellezza ferita dei luoghi abbandonati. Esposta alla Nuvola Creativa Festival delle Arti, VIRTUS, ad ottobre al Macro Testaccio, Medianica sarà visibile per l’ultima volta in occasione di questa mostra. L’opera è più di una esplorazione urbana o di una denuncia ambientalista. Le musiche sono state registrate sui posti insieme ai filmati, per captarne l’essenza. Lo spazio reale così trasposto diviene un luogo immaginario. I paesaggi si estendono oltre l’inquadratura e suggeriscono altri spazi, accennati e non descritti, che possono esser costruiti o ricostruiti dall’osservatore. “Il grande sole che fa impazzire” è stato girato nel manicomio abbandonato di Volterra.

Nelle stanze vuote, piene di calcinacci, la presenza dell’uomo è palpabile. L’immobilità del presente è spezzata dalla natura, che si sta riappropriando del luogo. “La flebile luce della candela”, è girato su una spiaggia di Fiumicino. Il protagonista è un macchinario gigantesco ora abbandonato, uno dei tanti ecomostri, ereditati da una politica di abuso edilizio. Il suo compito di produrre il cemento per un progetto portuale mai terminato, ci ha lasciato un braccio artificiale costruito nel mare e i danni all’ecosistema della costa, che ne sono derivati. Girato al tramonto, che volge alla notte, il filmato vede spegnersi l’ultimo flebile barlume di lucidità umana.  L’ultimo filmato, “Una Ferita nella Terra”, è girato al fosso della Mola, un’insieme di cascate nelle vicinanze di Bracciano. Un tempo vi era un antico mulino, quasi inghiottito ora, dalla natura. Il filmato è circolare, può essere visto dall’inizio alla fine o dalla fine all’inizio. La sequenza si apre e si chiude con una crisalide , simbolo di trasformazione e rinascita. Lo squarcio aperto nella terra dalla cascata rigenera nuova vita.