Di che materia è fatta la fotografia? Un tempo di alogenuro d’argento, ora di pixel ma sempre e soprattutto di sogni.

E se il sogno è la lente attraverso la quale osserviamo gli avvenimenti nascosti nella nostra anima (Erich Fromm), la fotografia diventa la rappresentazione delle nostre visioni, la materializzazione dei nostri desideri, il catalizzatore che plasma il quotidiano secondo la nostra fantasia.

Mentre il sonno ci abbandona lasciandoci solo un ricordo confuso della notturna attività della mente, la fotocamera, lo scatto, il delimitare la realtà nei quattro lati del fotogramma consentono di intrappolare la struttura del nostro flusso onirico, esplorando interstizi dell’anima altrimenti impenetrabili e silenziosi.

Ecco allora uno squarcio di luce che illumina un misterioso cammino, un picco o una finestra solitari e inspiegabili, villaggi che si riflettono deformati in acque abissali o hitchcockiani uccelli fra i quali l’elemento estraneo introduce una nota ancora più inquietante.
Lungi dall’aiutarne l’interpretazione, la fotografia da invece consistenza ai sogni, rendendoli visibili e permanenti non solo al fotografo ma anche ad altri spettatori; e questi, forse, potranno spiegarci qualcosa.
Marco Sances

Perché nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita (William Shakespeare).

Per chi le ha già potuto ammirare al Granaio di Santa Prassede, per chi ancora non le conosce: Le fotografie di Marco Sances sono presenti anche alla mostra “Sogno, quindi sono 2.0.”

Marco Sances (Roma 1966)

Viaggiatore, camminatore, montanaro e giornalista. Dice di sé: “Ho bisogno di movimento per pensare, per maturare decisioni, ho bisogno di muovermi per mantenere il mio equilibrio interiore; e, così, il camminare e l’andar per monti sono divenuti negli ultimi anni la mie attività preferite. Quando giungo alla saturazione di questa frenetica vita e di questa caotica città, è tempo di ficcare una pagnotta e un po’ di tè in una bisaccia e scavalcare lo steccato, per dirla con le parole del naturalista americano John Muir”. La fotografia è per lui un importante e fondamentale corollario di questa attività di viaggiatore e camminatore. Una fotografia che è soprattutto memoria, connotata profondamente da idee, storia e tradizione personali: perché noi vediamo ciò che vogliamo vedere. Una fotografia che è riconoscere, individuare, nel territorio, spicchi di realtà che sono altrettante visioni, e mediante la fotocamera isolarli dal contesto e donargli vita propria.