Il sogno come luogo di costruzione del sé

Dal 26/06/2015 al 03/10/2015

Il Granaio Resort, l’Atelier del Granaio e gli Amici del Granaio hanno realizzato la mostra interartistica “Sogno quindi sono. Il sogno come luogo di costruzione del sé”, curata da Maria Cristina Eidel.
Sulla scia della mostra fotografica “Le ragioni dello sguardo e il fotografo fotografato” (19 dicembre 2014-30 aprile 2015), il Granaio di Santa Prassede si conferma come albergo d’arte e, consolidando la sua identità di “piattaforma” culturale, ha aperto le porte sul tema del sogno al dialogo tra artisti di diversa formazione.

La mostra raccoglie le opere di diversi artisti contemporanei che rappresentano varie tecniche e discipline espressive: a coagulare i linguaggi delle opere in esposizione è il tema del sogno, indagato nei suoi molteplici significati.

Dalla “divina trascendenza” delle opere del pittore italo spagnolo Francesco Astiaso alla sensualità onirica delle tele di Angela Bonavita il percorso espositivo procede, attraverso le sculture primordiali della bolognese Giovanna Basile, verso la dimensione più spontanea del sogno tipica dell’età infantile per sfociare nel desiderio di evasione che permea il foto racconto della giovanissima Giulia Castagliuolo.
Ma il sogno è anche il luogo in cui si condensa la memoria e dove le esperienze di vita lasciano filtrare desideri capaci di mettere in moto la progettualità, come emerge dalle elaborazioni concettuali delle pavesi Simona Maria Conca e Sara Sardiello, drammaterapista e video-foto terapista, insieme fondatrici di LuzAzul, Associazione di Promozione Sociale, che sostiene attività di integrazione e crescita personale con l’uso di mediatori artistici.
Memoria che torna, come sogno ad occhi aperti, nel foto racconto costruito da Laura Muscarà intorno ad un ritratto rinvenuto per caso, il cui volto anonimo acquista inaspettatamente una nuova identità e si anima grazie all’interpretazione di Sara De Santis.
All’immaginario fantastico delle fiabe tradizionali, cui è dedicata un’apposita sezione, paiono richiamarsi per la leggerezza del segno le creazioni grafico-pittoriche di Alessandro Arrigo “Vago Sognando – Appunti di un Sogno” e “I Sogni Son Desideri”, “visioni”attraversate da un impeto di grande potenza espressiva.
All’interno della mostra lo spazio dedicato alla fotografia con i contributi di Carlo Di Giacomo, Kostas Papaioannou, Francesco Vollono, Marco Sances, Manfred Eidel e Stefano Bruno – autore, quest’ultimo, di “Sguardo e Doppio Sguardo”, serie di rielaborazioni di foto tratte dall’Archivio Fotografico Giuseppe Bruno – si arricchisce delle fotografie del “rullino ritrovato” di Anna Maria Cellini e delle immagini d’epoca dell’Archivio fotografico di Arringo, piccolo paese dell’Alta Valle dell’Aterno.
Alessandro Quarta e Sara De Santis del vocal Group Quarta Dimensione hanno dato vita, suono, parola e musica alle espressioni visive della mostra.

Se per la mitologia greca Morfeo, nelle sue apparizioni notturne, prendeva le forme delle persone o delle cose sognate, a Fobetore spettava invece popolare i sogni di creature animali. La mostra “Sogno, quindi sono” si arricchisce delle fotografie di Stefania Isabella Massoni, Claudia Bassi, Daniele De Santis, Sabrina Filippi e Alessandro Arrigo aventi a tema gli animali, compagni di viaggio nei sogni dell’uomo.
La struttura dell’Antico Granaio, immersa nella levità dell’immaginario onirico, pare smaterializzarsi ed acquistare il respiro di un’autentica opera d’arte, “uno spazio ben disposto e ricolmo di significati in cui si può entrare guardando, ascoltando, muovendosi”.
E se il segreto dell’arte, per dirla con Elsa Morante, è “ricordare come l’opera si è vista in uno stato di sogno, ridirla come si è vista, cercare soprattutto di ricordare. Ché forse tutto l’inventare è ricordare”, la Memoria evocata dall’enigmatico ritratto di Vittoria, posto al centro della mostra, racchiude e sovrappone in sé altre voci, altre esperienze e altre vite che, pur distanti, riescono a entrare tra loro in dialogo. Il tempo del sogno, uno e molteplice e la sua sincronizzazione in un presente assoluto è racchiuso nell’immagine degli orologi posti attorno alla fotografia d’epoca, in bianco e nero, di quella sconosciuta ritrovata accanto a un cassonetto. La necessità sentita impellente di costruirle un’identità, ci insegna quale sia il potere della fotografia, che è sempre una presenza nell’assenza, perché è li a testimoniare, che qualcosa o qualcuno se non altro è stato. E’ lei la metafora di tempo e memoria, che secondo Juan Varo, si trasformerà in una grande sala con gli orologi fermi sulle distinte ore in cui siamo stati felici. Chissà, se la donna ritratta lo sia stata. L’autrice e attrice Sara De Santis le ha dato voce, e ora ci chiama e narra di quelle immagini che la circondano e che potrebbero essere appartenute all’immaginario della sua memoria.

Un sogno che non viene interpretato è come una lettera che non viene letta, dice il Talmud. Al fascino del sogno e al mistero dei sogni anche l’uomo moderno non riesce a sottrarsi. In parte però né ha perso la nozione del linguaggio e dunque la capacità di interpretarlo nella sua complessità.

Dove si configura la “realtà” più vera e determinante per la coscienza e per il comportamento umano? Che cosa influenza maggiormente la cosiddetta progettualità dell’Io? Che cosa il sentimento e le scelte esistenziali? A che mondo appartiene il sogno e le immagini che lo popolano :solo al buio della notte o anche alla luce che orienta le scelte del giorno, all’infanzia dell’uomo o anche all’età adulta?

Il rapporto fra il sogno e la realtà tangibile nella vita di ciascuno e seppur a livelli differenti di consapevolezza e di complessità si ripropone sempre. Come un pendolo che con la sua oscillazione segue le leggi dei moti armonici e accompagna il fluire ininterrotto del tempo, così la coscienza umana oscilla fra i poli opposti. Nella veglia diurna avanza il piano analitico mentale e domina l’ordine sequenziale, senza tuttavia scardinare fantasia, intuito, evidenza del sogno ad occhi aperti, nel sogno/sonno si abbassano i riflettori e cedono il passo alla memoria ed alla elaborazione dei dati sensibili acquisiti, rimescolando le carte. Il sogno è un abile giocatore, inverte le regole, le amplifica, ma non le annulla, imponendo talvolta il folle diktat di una logica analitica senza via di uscita. Diviene così il luogo predestinato alla creatività, che da sempre altro non è che un perpetuo e sempre possibile ripensamento: la capacità di poter vedere in altro modo.

Da sempre un ruolo fondamentale è assegnato agli animali che appaiono all’uomo in sogno.
Tutti si comportano allo stesso modo di messaggeri dei poteri trascendentali, guide, alleati e consiglieri di quel difficile cammino di vita, che come nel mito greco solo Ananke, la necessità, poteva indurre a intraprendere all’eroe insieme vittorioso e sconfitto. Sono rimaste le fiabe a testimoniarli, fratelli minori e memoria dei miti. Il ruolo degli animali nei miti e nelle fiabe deriva proprio dal profondo riconoscimento della loro alterità, della loro natura non assimilabile alla nostra, che ci ricollega all’Anima mundi e a tutta l’umanità.

L’uomo delle caverne conosceva bene il suo totem animale, tanto da rappresentarlo sulle pareti delle caverne , vivendolo come parte di sé.

Per Jung tutti gli animali del sogno sono “simboli di trascendenza” e di quel profondo desiderio di interezza, completezza e pienezza di vita, che anche all’uomo moderno non è venuta meno.

Nell’opera Quelet, la cui parola in lingua ebraica significa “colui che parla in assemblea” il ruolo di compagno di viaggio e di vita dell’animale è messo in evidenza insieme alla speranza che lo stesso clima di convivenza pacifica vissuto dall’uomo alle origini possa essere nuovamente restaurato.

Si ritiene che Zhuang Zhou, più noto come Zhuangzi – filosofo cinese vissuto intorno al IV secolo a.C. – sia l’autore, in tutto o in parte, dell’opera che porta il suo nome, Zhuangzi. C’è un celebre brano che racchiude molto bene la sua filosofia tanto da essere diventato un aneddoto comune in Cina e poi essersi diffuso anche in Occidente:

Una volta Zhuangzi sognò di essere una farfalla che volava leggera e spensierata, contenta di sé e di poter fare ciò che più le piaceva. Non sapeva di essere Zhuangzi. All’improvviso Zhuangzi si svegliò ed era lui, inconfondibile, in carne e ossa. Ma non sapeva più se era lui che aveva appena finito di sognare di essere una farfalla o una farfalla che aveva appena iniziato a sognare di essere Zhuangzi. Eppure tra Zhuangzi e una farfalla ci deve pur essere qualche differenza! Questa è detta metamorfosi degli esseri.” La realtà e la dimensione onirica, divise da un sottilissimo confine, si confermano come due facce dell’unicità dell’Essere, che concorrono a plasmare. E’ lì che la farfalla si trasforma e riesce a dispiegare le ali, liberandosi in volo in una nuova forma.
Sogno quindi sono. Il sogno come luogo di costruzione del sé

Mostra prodotta dall’Atelier del Granaio in collaborazione con gli Amici del Granaio, Il Granaio Resort, Il Meglio della Puglia, Il Cenacolo dei Viaggiatori, Associazione Culturale Starthing, Caffè Caleotto, Rifugio Codefelici, Aringo Club, Vespertilia, Rivista di Cultura e Arte, Azienda Agricola San Lorenzo.

Da un’idea di Alessandro Arrigo

A cura di Maria Cristina Eidel
Progettazione grafica e testi di Maria Cristina Eidel, Alessandro Arrigo e Laura Muscarà
Ufficio stampa Konstantinos Papaioannou
Stampa Pubblilaser.
I complementi d’arredo in mostra sono stati ideati dall’ Atelier del Granaio e realizzati da Armonie d’arredo di Sandra Natalizi e Silvia Consani.

Si ringrazia la famiglia Bruno per la concessione delle immagini dell’Archivio Fotografico Giuseppe Bruno, in esposizione permanente presso il Granaio di Santa Prassede

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