In principio Dio creò il cielo e la terra.
2 Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
3 Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.
4 Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre
5 e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.
6 Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque».
7 Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne.
8 Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
9 Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne.
10 Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona.

Genesis, capitolo 1

La terra, dimora e luogo d’origine dell’umanità, è stata spesso venerata come un elemento simbolico, dotato di una propria valenza spirituale, da diverse tradizioni di pensiero.

La Terra è l’elemento di tutta la natura, nei suoi tre regni minerale, vegetale ed animale.

La terra è l’ultimo, in ordine di sequenza, dei quattro elementi fondamentali secondo le cosmogonie occidentali e le tradizioni sapienziali dell’antichità. Era comunemente associata alla praticità, all’approccio materialista, e alla moderazione. Era anche attinente agli aspetti fisici e sensuali della vita, oltre a possedere i seguenti attributi:

  • la proprietà del secco e del freddo, che la contrappongono all’aria calda e umida;
  • il punto cardinale Nord;
  • il genere femminile.

Altri simboli del principio vitale della terra sono il rombo, il quadrato, o la croce, sintesi del quattro.

In alchimia la terra è associata al numero 4, laddove i tre elementi precedenti, il fuoco creatore, l’acqua su cui si esercita l’atto del creare, e l’aria che stabilizza l’equilibrio del creato, si ripresentano mescolati insieme su un altro livello, il quale costituisce dunque il risultato finale della creazione ma anche un nuovo inizio.

Identificabile con tutto ciò che è solido e oppone resistenza, anche metaforicamente, la terra secondo gli alchimisti consente di dare luogo al sale dei filosofi se abbinata al fuoco.

L’essere elementale invocato nelle trasmutazioni alchemiche in tal caso è lo Gnomo, che opera nel corrispettivo etereo di questo elemento, ossia l’etere-vitale, da cui deriva l’aspetto odierno della creazione nella sua forma solida e minerale.

Come fuoco, acqua e aria, la terra è inoltre uno dei quattro elementi in cui è suddiviso lo Zodiaco; i segni di terra, in particolare, comprendono Toro, Vergine e Capricorno.

L’elemento Terra, come suggerisce il simbolo, un Triangolo equilatero con vertice verso il basso, sbarrato orizzontalmente, non è un elemento dinamico. Infatti un’altra figura geometrica che maggiormente lo rappresenta è il Quadrato. Indica la riflessione, per i filosofi mistici la Terra era simbolo di prudenza, che caratterizza la disposizione particolare dell’individuo di essere pronto e docile a ricevere tutto ciò che è necessario all’illuminazione. Ad arricchire il significato simbolico ed iniziatico della Terra contribuiscono le forze naturali facenti parte di essa. I principali elementi esoterici della Terra sono: la caverna, la valle, le montagne, la foresta, gli alberi e i rami. La caverna consente l’accesso nelle viscere della Terra ed è quindi un passaggio per l’oltremondo.

Nella sua funzione di matrice la caverna è usata nei riti iniziatiti di passaggio, dall’oscurità alla luce, dall’ignoranza alla conoscenza. L’immagine della valle richiama l’utero della Terra, ricettacolo delle forze celesti. È dunque un luogo di fecondità e di trasformazione. La montagna è la manifestazione dell’immobilità e dell’immutabilità è un luogo che favorisce la calma e al contemplazione. Inoltre è un luogo sacro essendo la dimora degli dei in tutte le tradizioni mitologiche.
Simbolicamente la montagna rappresenta l’ascensione spirituale. Infatti maggiore è l’altezza di questa, maggiore è la vicinanza ai cieli. La foresta è il luogo sacro e iniziatico per eccellenza, manifesta la natura nella sua straordinaria ricchezza, ma anche nella sua terribile ostilità, in quanto è un luogo oscuro dove non penetra la luce. Come aspetto iniziatico, la foresta è un luogo dove ci si apparta per un periodo di rigenerazione in attesa di entrare nel nuovo ciclo di vita, dopo aver superato le difficoltà interiori. Quindi la foresta rappresenta in modo allegorico l’accesso alla conoscenza, alla verità e ai misteri, che rendono l’iniziato partecipe di una saggezza durevole nel tempo. L’albero partecipa ai tre strati costituenti l’universo: il Mondo di Sotto con le radici che sprofondano nella Terra; il Mondo di Mezzo il cui tronco rappresenta il piano di superficie; il Mondo di Sopra quello degli dei con i rami che si tendono verso i cieli. Legato alla concezione del cosmo, l’albero è immagine dell’ascesa verticale verso i Piani Alti e, come tale, fondamentale e di grande importanza nelle civiltà antiche.
L’albero assume in sé i concetti di saggezza, sacralità e potenza divina, oltre che mezzo di trasporto attraverso gli stati dell’essere e del cosmo. Spesso nei miti nordici, il guerriero o l’eroe vengono paragonati ad un albero, a simboleggiare la nobiltà dell’essere. I rami nutriti dalla linfa che sale dalle radici, con i suoi frutti, possiede la forza vitale dell’albero stesso. Nella Tradizione del Nord, così come in molte altre Tradizioni antiche, la conoscenza viene spesso trasmessa dall’elemento femminile a colui che supera le prove iniziatiche che gli vengono poste dinnanzi. La Terra come punto cardinale è il nord; come stagione è l’inverno.

E Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie». E così avvenne:
12 la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie.
Dio vide che era cosa buona.
13 E fu sera e fu mattina: terzo giorno.

Genesis, capitolo 1

Nella Raccolta della Roccia Blu, crestomazia delle scritture zen, è  detto: «

E quando vedrete, allora, come nei tempi antichi, il cielo è cielo, la terra è terra, le  montagne sono

montagne, i fiumi sono fiumi» .

FIORI

Curiosamente il colore più diffuso tra i fiori è il verde. Molti fiori non hanno infatti la necessità di essere appariscenti e colorati perché il loro polline viene trasportato dal vento e non dagli insetti. In seconda posizione si trova invece il bianco. Questo colore, come il verde, riflette in modo efficace i raggi ultravioletti, sui quali si basa la vista delle api e di altri insetti. Il bianco, inoltre, riflette al meglio la luce anche quando non splende il sole e può essere visto nell’ombra. In base alle preferenze degli insetti, vengono poi il giallo, l’azzurro e il rosa.

La bellezza e il superfluo

La Natura è lussuosa: odori, colori, sapori sono da lei moltiplicati e la cosa che a lei più sta a cuore è da lei rivestita delle più vaghe forme, ornata dei più intensi colori, dotata degli odori più acuti e resa sapida dai sapori più squisiti.

Quindi il lusso, di cui la Natura circonda i suoi prodotti, risponde ad una necessità, infatti, tutto nella natura è lussuoso, cioè inutile: dalle tinte dell’aurora e del tramonto, a quelle dei fiori e dei frutti dai profumi delle droghe al canto degli uccelli, al bagliore delle pietre preziose, tanto che si dovrebbe identificare il lusso come una sua necessità; tutto ciò che essa produce di eccesso è lussuoso; tutto quanto in essa anela all’evoluzione, prima d’ogni altra cosa, evolve le forme secondo lussuoso dettame che si traduce in un dettame di bellezza, così è bella la tigre per i suoi colori, l’orso per la pelliccia, l’elefante per la sua mole, il caimano per le sue scaglie ed anche l’uomo, quando è adorno di tutti i prodotti della natura…

La bellezza è il “divino inutile”. Il “divino inutile” è necessario alla vita dell’uomo come il vuota al pieno e il pieno al vuoto. Non esiste bellezza senza qualcuno che sia capace di darne testimonianza. La natura si riveste di splendore incurante della caducità e transitorietà delle cose. Sono in particolare i fiori nel loro stupefacente splendore a ricordarci la fragilità di tutto il creato.

GIOVANNI PASCOLI – L’ ederella
Prima che pur la primula, che i crochi,
che le viole mammole, fiorisci
tu, qua e là, veronica, coi pochi
petali lisci.

Su le covette, sotto l’olmo e il pioppo,
vai serpeggiando, e sfoggi la tua veste
povera sì, sbiadita sì, ma, troppo,
vedi, celeste.

Per ogni luogo prodighi, per ogni
tempo, te stessa, e chiami a te leggiera
ogni passante per la via, che sogni
la primavera.

Ti guarda e passa. Tu non sei viola!
Di sempre sei! Non hai virtù che piaccia!
La gente passa, e tutti una parola
gettano: Erbaccia!

Tu non odori, o misera, e non frutti;
né buona mai ti si credé, né bella
mai ti si disse, pur tra i piedi a tutti,
sempre, ederella!

ARTHUR RIMBAUD – Fiori 

Da un gradino d’oro – fra i cordoni di seta, i veli grigi,

i velluti verdi e i dischi di cristallo che s’anneriscono

come bronzo al sole – vedo la digitale aprirsi su un tappeto

di filigrane d’argento, d’occhi e di capigliature.

Monete d’oro giallo sparse sull’agata, colonne di mogano

sorreggenti una cupola di smeraldi, mazzi di raso bianco

e fini verghe di rubino circondano la rosa d’acqua.

Simili a un dio dagli enormi occhi azzurri e dalle forme

di neve, il mare e il cielo attirano alle terrazze di marmo la folla

delle giovani e forti rose.

Ideazioni, illustrazioni e progetto grafico per l’Atelier del Granaio – Qi: Mariacristina Eidel e Alessandro Arrigo
Realizzazione AS costruzioni di Spadot Gianluca – Le nuove lampade sono realizzate in concrezione con Armonie d’Arredo, montaggio pannelli decorativi Mascia Bambi Ciarrocchi. Stampa tipografica Pubblilaser.it

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