“Ti sento! Non essere sordo alle emozioni”, in mostra alla Tevere Art Gallery.
Dal 16 al 19 febbraio si è svolta presso la Tevere Art Gallery di Roma, la mostra collettiva “Ti sento! Non essere sordo alle emozioni”. 
Il progetto, nato dal desiderio di dare spazio al dialogo e alla creatività, ha reso evidente una forte sinergia tra il mondo dei sordi e quello degli udenti. 
In particolare, il tema del silenzio è stato affrontato da tutti gli artisti da diversi punti di vista: Alessandro Arrigo con l’opera “Appunti di un ricordo”, racconta la comunicazione, fatta di segni, parole, suoni, movimenti; Re Barbus si avvicina al concetto di stare in ascolto. Si può parlare di ascolto di sé stessi, degli altri, del mondo, con l’intento di acquisire conoscenze. In questo caso si parla di “ascolto” come capacità emotiva che riguarda ognuno di noi senza distinzioni. 
«Silenzio non significa non sentire. Non esiste per me da quando disegno. Per me il non sentire è un colore puramente bianco. Candido» - afferma Marco Capellacci parlando dei suoi disegni. 
Cristina Eidel nella serie “Poetica Volume 1. I Colori del silenzio. Scala maggiore”, evidenzia un silenzio inteso come soglia del non-visibile, che sfugge alla parola e coincide con l’essenziale.
Nelle fotografie in bianco e nero di Konstantinos Papaioannou, il silenzio si trasforma in occasione di riflessione, documentazione di luoghi e spazi apparentemente abbandonati dall'uomo, che si propongono come testimonianze frammentarie di suoni e silenzi. 
«Si ascolta con gli occhi e si comunica con le mani, il volto ed il corpo» - racconta Marco Verni nelle sue fotografie, ricche di immagini e significato. Tutte le fotografie sono accomunate dalla presenza della Lingua dei Segni Italiana (LIS), che cambia in base al movimento delle mani, del corpo, delle espressioni facciali. 
Allo stesso modo anche i The Silent Beat, con la coreografia del docu-film “Io segno un mondo”, si avvicinano ad un silenzio accessibile a tutti. Attraverso il Metodo LISDA, ideato da Ambra Bianchini, i ballerini sordi hanno unito i passi di danza alla LIS, ottenendo un nuovo stile comunicativo e artistico che gli ha permesso di raccontare le loro difficoltà, i pensieri e le speranze. 
La mostra si è chiusa con un’installazione di poesie e frasi tratte dai libri di Gina Scanzani, che si è avvicinata ad un silenzio incomprensibile, inspiegabile, indefinibile legato alla spiritualità e alle emozioni.
L’obiettivo che ci eravamo prefissati è stato raggiunto: non solo siamo riusciti a suscitare curiosità e interesse, ma si è creata anche una forma di dialogo tra artisti e pubblico, che ha permesso di far riflettere sul diritto alla comunicazione, sensibilizzando sull’importanza della LIS, la Lingua dei Segni Italiana. 
Dato il successo della prima tappa di febbraio, siamo pronti a far rivivere questo progetto in altri luoghi e spazi.
Francesca Masiero

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