Vedere un mondo in un granello di sabbia e un paradiso in un fiore selvatico, tenere l’infinito nel palmo della mano e l’eternità in un’ora.
William Blake
Il giardino nasce al confine tra cultura e natura e si sviluppa con differenti tensioni ideali e mistiche di epoca in epoca e di civiltà in civiltà. Ambiente pensato a misura d’uomo, nel quale sentimento e pensiero trovano la loro espressione, il giardino è arte concettuale. Il giardino come artefatto, progettato dall’uomo per l’uomo, pari ad ogni forma d’arte non è volto a un semplice compiacimento dei sensi e appagamento estetico, ma pensato come luogo di creatività, ricettività e riflessione critica della condizione umana, dei suoi desideri e delle sue paure. Locus amoenus, ossia lo spazio che non è circoscritto da mura (a- moenus, senza mura, dal latino), esso si può anche avvicinare da un’immagine che gli è esattamente opposta: un luogo che è rigorosamente chiuso (hortus conclusus) e segreto.
Questo paradosso che oppone l’idea del luogo confinato all’idea dell’aperto, che non possiede mura diviene l’immagine simbolica di una delle aspirazioni più profonde dell’uomo: il desiderio di conciliare la consapevolezza del limite con la libertà, il finito con l’infinito, la semplicità con la complessità, l’ordine e il caos per indicare solo alcune coppie di antipodi. L’essere sospeso tra due momenti significativi, l’entrata e l’uscita, fa emergere lo spazio con i passi che lo percorrono, trasformando la sua chiusura in apertura di infiniti mondi interiori. E’ la linea di confine, che interseca natura e cultura, socialità ed intimità, mito e pratica, gioventù ed età adulta a mettere in relazione le parti, che divide. In questa visione del giardino come intermezzo, simile ad una pausa tra le note o un intercalare della voce l’uomo scopre un momento di semplice presenza, di silenzio e solitudine che nella sublime bellezza riflette tuttavia una grande fragilità. Il giardino diviene un luogo di pace e sosta, nel quale ormeggiamo per un attimo la nave del tempo.
Qui, in questo porto di quiete, luogo di passaggio e anello di congiunzione tra la partenza e il ritorno ad Itaca, termina il suo lungo peregrinare Ulisse. “E ben disposte aiuole vicino all’estremo filare crescono, e danno perenne fulgore di fior d’ogni specie. E sgorgan due fontane, che l’una per tutto il giardino spandesi, e l’altra corre traverso il cortile alla soglia sino all’eccelsa casa. Quivi fermatosi, Ulisse tenace divino, ammirava. E poi che d’ammirare tutta ebbe saziata la brama, rapidamente varcò la soglia, ed entrò nella casa.”  VII libro dell’Odissea
Cristina Eidel

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